Tra i cavalli selvaggi
Un grande viaggio, una grande avventura nella terra di Gengis Khan. Un’attenta e dettagliata preparazione, senza mai arrendersi davanti alle tante difficoltà burocratiche e organizzative ci ha portato nella terra dei cavalli selvaggi
Una telefonata dei nostri autisti dà inizio a quest’avventura straordinaria. Arrivati a Ulan Bator dopo lunghe ore di volo e di scali, dopo una giornata di relativa calma per acclimatarci e respirare la cultura e le usanze locali, finalmente il trillo del cellulare. L’ansia per l’arrivo nei tempi utili dei camion con i nostri quad e utv è palpabile tra noi.
Se i confini russi sono sempre un’incognita, quelli mongoli sono proprio una cosa a parte, e solo quando gli autisti sono entrati in terra mongola abbiamo potuto dire: il primo passo è fatto. Ulan Bator è una città caotica e disorganizzata, un groviglio di strade e cantieri, e se da un lato il fermento della modernità si coglie ad ogni angolo dall’altro gli abitanti sono poco cordiali, quasi diffidenti e lo si nota dal loro sguardo sempre duro.


Dopo una veloce consultazione, partiamo alla ricerca dei barattoli di ottani da aggiungere a ogni pieno comprando tutti quelli disponibili in città, ben 1100 confezioni da sistemare sulle nostre Jeep di supporto scorta che deve durare per tutti i 3.000 km del percorso. Il percorso prevede tappe di circa 250 km al giorno, tra montagne di un colore verde brillante e…
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